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MESSINA:
la memoria storica ritrovata
La memoria storica di
Messina
era stata
cancellata la sera del
9 gennaio 1679

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Verso la metà del
Seicento Messina, in compenso della sua fedeltà alla Corona spagnola durante la
sollevazione napoletana di Masaniello, ottiene l'ultimo suo grande privilegio,
quello del monopolio della seta, non soltanto della Sicilia orientale, ma di
tutta l'Isola. Contro Messina si scatena la reazione di Palermo e della Sicilia
intera la quale non intende più sottostare all'egemonia economica di tutta una
città che a forza di privilegi assorbe e intende assorbire tutte le risorse e le
attività dell'Isola. D'altra parte la Corona si avvede che è andata troppo
avanti nelle concessioni.
La posizione
strategica di Messina che fino a ieri è stata un vantaggio finché la città si è
mantenuta fedele, può diventare una grave minaccia. Da una forma di autonomia
così accentuata alla indipendenza, il passo è breve. La Francia in perpetua
lotta con la Spagna, va creando una potente marina militare, con la quale tende
a strappare alla Spagna l'egemonia del Mediterraneo. S'inizia una politica nuova
del governo madrileno verso Messina, e questa politica mira a togliere alla
citta i suoi privilegi ed assoggettarla alla comune obbedienza.
Messina nella
esasperata difesa dei suoi privilegi insorge e nel 1674 scaccia con le armi la
guarnigione spagnola rinnovando, assediata, le epiche gesta della guerra del
Vespro. Chiede e ottiene aiuto dalla Francia...
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Dopo la pace
di Nimega del 1678 tra
Francia e Spagna, il Re Sole Luigi XIV, ormai pago delle vittorie
ottenute nel nord Europa, abbandona con freddo egoismo Messina al suo destino. La città
non può da sola reggere il peso di fare fronte ad un impero e, così,
capitola dopo quattro anni di dura e accanita resistenza tra sofferenze e patimenti indicibili
della popolazione.
La ribellione di Messina del 1674 al
dominio di Carlo II sarà pagata a caro prezzo: la vendetta spagnola,
infatti, sarà inesorabile. |
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Di una violenza inaudita sono le feroci
repressioni che il viceré Benavides ordina, molti nomi illustri sono
costretti ad abbandonare la città per l’esilio. Sarà attuata la
soppressione a tappeto di tutti i privilegi di cui Messina godeva a
cominciare dal Porto franco, viene chiusa l’Università e la Zecca ed
abbattuto il Palazzo Senatoriale sulle cui rovine viene sparso il
sale in dispregio della passata magnificenza.
Tutte le fortificazioni saranno ampliate con il concorso del tedesco Nuremberg (1679-81), sarà
costruita la Cittadella sulle rovine di magnifici palazzi e
monumenti bellissimi che furono il vanto e lo splendore della città.
Porta Grazia
una delle
porte barocche della Cittadella
oggi
sistemata nella Piazza Casa Pia.

La vendetta, però, non è ancora compiuta.
Il viceré
spagnolo Francisco de Benavides, duca di Santo
Stefano, mandato dal re perché impartisse una dura punizione alla
città che si era macchiata di lesa maestà, quella sera del 9 gennaio 1679, alle ore 22, colpisce la città
ribelle proprio nell'orgoglio del suo fasto passato: si reca alla Torre
del Campanile del Duomo e sottrae le Pergamene del Fondo Messina sulle
quali erano impresse la potenza e la grandezza di
Messina, le gloriose vicende storiche che le derivavano dai grandi
privilegi che nel corso dei secoli la città aveva ricevuto dai vari
regnanti che si erano succeduti.

Il Benavides, dopo la sottrazione, torna a
Palazzo Reale, per fortuna non distrugge le pergamene, vi trova la
bellissima Biblioteca donata da Costantino Lascaris e la porta via in
Spagna insieme alle pergamene.
Si perdono le tracce, per tre secoli non si
è saputo più nulla, sembra che questa straordinaria memoria
storica non sia mai esistita, eppure... avviene il
miracolo!
Casualmente l'incontro di uno studioso
siciliano con uno spagnolo di Siviglia porta alla scoperta che in quella
città esistono documenti che riguardano la città di Messina.
Ciò che
sembrava perduto definitivamente torna alla luce: nell'archivio del duca
di Medinaceli a Siviglia vengono ritrovate le
Pergamene del Fondo
Messina.
Grazie
all'interessamento dell'ing. Cesare Fulci,
il quale sollecitò l'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro perché
intervenisse a far restituire all'Italia una documentazione di così
grande valenza scientifica e storica, le pergamene, per il tramite del
Ministero degli Affari Esteri e dei Beni Culturali e Ambientali, sono finalmente
restituite all'Italia e consegnate per il restauro al laboratorio Paolo Ferraris a Torino.
La consegna delle pergamene al laboratorio
da parte del comitato scientifico italo-spagnolo avviene il 26 aprile 1992
e qui inizia l'accurato restauro. Dopo
l'intervento di recupero, 1310 pergamene ritornano a Siviglia nel
settembre del 1993 mentre 115 sono state esposte nella grande mostra
"Messina, il ritorno della memoria storica" sotto l’Alto
Patronato del Presidente della Repubblica Italiana On. Oscar Luigi
Scalfaro e di S.M. il Re di Spagna Don Juan Carlos I.
Messina,
Palazzo Zanca - 1 marzo/28 aprile 1994.
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edizioniparentesi.it/pergolizzi |
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Catalogo della mostra (Messina, Palazzo Zanca, 1 marzo - 28 aprile
1994), a cura di Grazia Fallico e Aldo Sparti con la collaborazione di Umberto Balistreri. |
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Aldo
Sparti, Il Fondo Messina nell’Archivio della Casa Ducale
Medinaceli di Siviglia in "Messina: il ritorno della memoria". |
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F. Martino,
Documenti dell'Universitas di Messina nell'Archivio ducale
Medinaceli a Siviglia. |
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Palermo, Edizioni Novecento, 1994, pp.
191-199 - 193. |
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