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Mi accingo a …
raccontare Messina, solo alcuni tratti della Sua storia gloriosa ed eroica
che
non ha
eguali per le vicende straordinarie che nel corso dei secoli si sono
succedute e per gli eventi naturali tragici che, purtroppo, l'hanno
contraddistinta.
Le origini della città peloritana sono molto remote,
risalgono infatti al 750 a.C. quando coloni greci provenienti da Calcide
(l’isola Eubea) la fondarono col nome di
Zancle, dal greco
"falce" per la forma arcuata del suo Porto: la penisoletta San
Ranieri terminante nel bastione del San Salvatore che, appunto, lo
racchiude. Secondo Diodoro il nome è dovuto alla sua fondazione da
parte di Zancleo re dei Siculi. Zancle, favorita dalla sua strategica
posizione geografica, al centro del Mediterraneo, ben presto si sviluppò
fondando a sua volta altre colonie (Mylae e Hymera tra l’VIII
e il VII secolo a.C.). Anassila, tiranno di Reggio, volendo estendere il
suo dominio su entrambe le sponde dello Stretto, si impadronì della
città e al posto dei Sami e dei Milesi vi insediò esuli Messeni.
Zancle assunse così il nome di Messenion o Messene in onore della
Messenia patria di Anassila.
Le due dizioni sono presenti entrambe per
qualche tempo nelle monete coniate a partire dal 493 a.C..

Nel 427 a.C. Messenion fu alleata di Siracusa contro
le mire conquistatrici dei cartaginesi i quali con Imilcone (396 a.C.)
distrussero in parte la città che venne liberata e ricostruita quasi
subito da Dionigi il Vecchio, poi fu soggetta a Dione e, successivamente
a Ippone, Timoleonte e Agatocle.
Dopo la morte di Agatocle, i Mamertini, soldati
mercenari provenienti dall’Italia meridionale, col tradimento, si
impadronirono della città nel 288 a.C.. Sconfitti da Gerone II di
Siracusa nel 265, i Mamertini chiesero aiuto ai Cartaginesi prima e,
quindi, ai Romani che liberarono Messana dall’assedio postole da
Gerone II e dai Cartaginesi. Tale conflitto fu il primo atto delle tre
Guerre Puniche (264 – 146 a.C.) e che porteranno i Romani alla
conquista della Sicilia. Messana fu proclamata libera e alleata di Roma
"civitas foederata", esente da tributi di guerra e di
granaglie e Cicerone la definì città
grandissima e ricchissima.
Durante le guerre servili, solidale con Roma per la
ribellione degli schiavi, fu in parte risparmiata dalle ruberie dei
pretori e propretori in particolare da quelle tristemente famose di
Verre, uomo politico, partigiano di Mario prima e di Silla poi, si rese
responsabile di ladronerie e soprusi di ogni tipo. In seguito prosperò
ancora divenendo un importante e fiorente centro commerciale e
politicamente di primissimo piano.
Dopo i fasti e gli splendori dell’età romana
continuò ad avere grande importanza prima con gli Ostrogoti e poi con i
Bizantini che la resero bella di monumenti e Messina godette di libertà
amministrativa. L’imperatore bizantino Arcadio, nel 407 d.C., le dava
un nuovo stemma in sostituzione dell’antico gonfalone con le tre
torri, il manto imperiale traversato
dalla croce d’oro e la nominava
protometropoli della Magna Grecia e della Sicilia.
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Le mire conquistatrici del mondo musulmano
prevalsero, Messina fu conquistata dai Saraceni e questo comportò una
lenta ma progressiva decadenza; molte chiese e monasteri basiliani
cristiani di rito ortodosso, costruiti dai Bizantini, vennero
saccheggiati e distrutti, alcune chiese come l’Annunziata dei Catalani
vennero trasformate in moschee.
Con la dominazione Araba della Sicilia, la città
venne fortificata per poter essere meglio protetta da altre invasioni,
le opere difensive furono così imponenti che, dalle cartografie del
tempo, Messina apparirà come una città-fortezza oltre che città-porto. In questo periodo la politica economica fu illuminata e
meno esosa, i commerci aumentarono sempre grazie alla posizione
geografica visto che il vasto mondo economico degli arabi si estendeva
dalla Spagna alla Siria compresa tutta l’area del nord Africa
gravitante nel Mediterraneo. Furono introdotte innovazioni in agricoltura, nella
pesca, nell’estrazione mineraria e, soprattutto, nella tessitura e
manifattura della seta. |
Con la conquista dei Normanni, Messina fu occupata
nel 1061 da Ruggero II, tutta la Sicilia prospero' tantissimo in tutti i
campi e in modo particolare in quello economico commerciale e artistico.
Città libera, Messina è, in quel periodo, tra le più ricche e belle
della Sicilia.
La posizione geografica dello Stretto fu
maggiormente valorizzata, la citta Porta della Sicilia,
per la sua floridezza economica, richiamò mercanti provenienti da ogni
parte d’Italia che vi si stabilirono. Furono fondati fuori le mura
conventi e monasteri basiliani e luoghi ospitalieri che dettero rifugio
durante le lotte politiche, ospitarono membri delle famiglie regnanti e
promossero la colonizzazione agricola dei territori e la pratica per
attività economiche quali l’allevamento dei bachi, la tessitura della
lana e della seta. Tra i monasteri famosi quello di
Santa
Maria a Mili San Pietro e, soprattutto, quello di
Santa
Maria della Valle comunemente denominato "Badiazza"
in località S. Rizzo sui Monti Peloritani.
 
Fu ricostruita e riportata alla cristianità la bellissima
Annunziata
dei Catalani. Al suo Porto fecero scalo e si dipartirono le
navi dei Crociati diretti in Terra Santa; con l’editto di Ruggero II
Messina ebbe il titolo di "Caput
Regni", il
Consolato del Mare che dirime le controversie
di commerci e navigazione, la sua Zecca
batte moneta per tutto il Regno
con l’orgoglioso motto
M.N.S.C.
"MESSANA NOBILIS SICILIAE CAPUT"
(la Zecca operò a Messina fino al 1678!)

In quel periodo, sotto il profilo urbanistico, essa
occupa il bacino arcuato che racchiude il bellissimo
Porto
e l’area prospiciente è dominata dal Palazzo
Reale, caratterizzata dal
Duomo,
dall’Arsenale, dal
Palazzo Arcivescovile
e da mura turrite che includono fortezze.
Dopo la morte di Guglielmo II il Buono finisce la
dominazione dei Normanni in Sicilia. Che dire? Bellissima la Sicilia normanna, lo
vediamo oggi con la magnifica rappresentazione di splendidi monumenti.
Nel periodo Svevo, con Enrico VI, la città ottenne
il privilegio di Porto franco
ed
incrementò i suoi traffici commerciali; si arricchì di nuove chiese e
fra queste
Santa Maria Alemanna la
cui mirabile purezza delle linee architettoniche rappresenta oggi la più
alta espressione dell’arte gotica nell’area del Mediterraneo, quella
di San Francesco d’Assisi
nel 1254
le
cui caratteristiche absidi gotiche saranno immortalate in un dipinto di
Antonello da Messina: la Pietà con tre Angeli.
Con l'affermarsi della Scuola
Siciliana, prima espressione poetica italiana, alla corte di Federico II
ci fu un rifiorire della
letteratura con i poeti messinesi Guido e Oddo delle Colonne, Mazzeo di
Rico, Stefano di Proto.
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L’eroica resistenza di Messina nella guerra del
Vespro (1282), assieme alle altre città siciliane con in testa Palermo,
consentì, dopo la battaglia del Colle della Caperrina, la liberazione
dell’Isola dagli Angioini che, in un primo tempo, erano stati accolti
favorevolmente dalla popolazione. Carlo D’Angiò furiosamente la
assediò e la bombardò incessantemente ma alla fine, il 26 dicembre
1282, dovette ripassare lo Stretto e ritirarsi.
Durante i Vespri Siciliani anche le donne
combatterono strenuamente e valorosamente, tra queste le messinesi
Dina
e Clarenza (le due figure sul Campanile del Duomo battono i quarti e le
ore) che si distinsero per il loro eroismo. Per intercessione della SS.
Vergine (cosi vuole l’immaginazione popolare), un Vascelluzzo
"u
vascidduzzu" carico di grano, approdò nel Porto di
Messina sfamando la popolazione stremata e sul colle sorse, dopo il volo
in cerchio di una colomba, il
Santuario di
Montalto. Pietro d’Aragona, si vide spianata la strada e,
dopo la liberazione dell’Isola dagli Angioini, cinse la corona di
Sicilia. |
La dominazione aragonese di fatto sancita con la pace
di Caltabellotta del 1302 ben presto fu invischiata nelle lotte feudali
che porteranno allo strapotere dei baroni e che influenzeranno
negativamente tutta la storia politica, sociale ed economica della
Sicilia. All’inizio del XV secolo Messina è città
vitalissima, in questo periodo è tanto prospera da battere moneta
propria con la sua zecca, è un pullulare di banchieri; il suo arsenale
è così attrezzato da potere accogliere la commissione di costruire una
flotta contro l’offensiva dei tunisini; l’industria tipografica
esprime nomi di rilievo nell’arte della stampa.
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elaborazione
grafica MiTo |
Fu in questo clima di prosperità che la città
espresse il suo largo respiro sociale, economico e, soprattutto,
culturale, attraverso l’opera e la figura di
Antonello.
La città, così come l’entroterra costituito dai
Peloritani, toccò il vertice della potenza economica nel XVI secolo;
l’industria serica assurge a tali dimensioni che, su richiesta di
setaioli di varia provenienza soprattutto toscani e veneti, viene
concessa l’istituzione di un "Consolato
della Seta" che conferisce alla Fiera
di mezz’agosto
un raggio di gravitazione europea e
mediterranea.
Messina assume un ruolo di primo piano anche nel
campo culturale: viene fondata la prima
Università degli Studi Siciliani, la quale era stata
preceduta dalla istituzione di una scuola di greco illuminata dall’insegnante
Costantino Lascaris. |
La prosperità economica portò ad una ristrutturazione dell’impianto
urbanistico: all’imbocco del Porto venne costruito il
forte di San Salvatore, un nuovo arsenale, la costruzione e
l’ampliamento di opere murarie di fortificazione. Tali fortificazioni,
di particolare rilievo durante la dominazione di Carlo V, cingeranno i
colli immediatamente incombenti sulla città; ancora oggi, sulle alture,
domina la cinquecentesca
fortezza dei Gonzaga.

Architetti, scultori, artisti vengono chiamati a dare
il loro contributo affinché la potenza e la prosperità della città
peloritana abbiano una loro immagine concreta nelle testimonianze edili
e monumentali (cosi non è più… ora, non è più cosi … è l’oblio
… altre sono le città che si fregiano del titolo di "città d’arte"). Vi operano
fra Rinascimento e Barocco gli scultori G. Battista Mazzola, Antonello
Gagini, Francesco Laurana, Giovanni Angelo Montòrsoli, Andrea Calamech,
Rinaldo Bonanno, Jacopo Del Duca discepolo del Buonarroti, lo scienziato
Francesco Maurolico, l’architetto Simone Gulli (sublime la "sua" Palazzata
considerata l’ottava
meraviglia del mondo), gli architetti e
orafi Pietro e Gregorio Juvara che costituirono una scuola familiare da
cui fiorì il genio di Filippo Juvara tra i più geniali architetti del
tardo barocco italiano le cui opere hanno rilievo europeo, pittori come
Antonello da Messina, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, l’olandese
Van Houbracken allievo del Rubens, Mattia Preti, Alonzo Rodriguez,
Polidoro da Caravaggio; grandi incisori intagliatori e orafi come il
Mangani, il Veneziano, il Quagliata e, ancora, Natale Masuccio, Girolamo
Alibrandi detto il Raffaello da Messina per aver collaborato col grande
cinquecentista a Roma, il modenese frate teatino Guarino Guarini uno dei
grandi artefici del barocco italiano. Splendida Messina! Era naturale
che il tuo piu famoso figlio Antonello dipingesse, sullo sfondo dei
suoi dipinti, il tuo mare, il tuo paesaggio, i tuoi monumenti.
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Nel 1571 nel Porto di Messina si concentrò l’armata
cristiana che, al comando di Don Giovanni d’Austria, principe spagnolo
(in Piazza Catalani è posta la statua bronzea), prescelto da Pio V come
comandante della flotta navale della Lega Santa, sconfisse a Lepanto i
Turchi. La città attraversa un periodo di grande prosperità legata al
commercio di vari prodotti che transitano nel suo porto, ma soprattutto
alla esportazione della seta autentico fiore all’occhiello del
commercio messinese.
Lungo tutto il fronte del porto viene costruita la
"Palazzata" costituita da
una lunghissima ed ininterrotta serie di palazzi che chiudono il porto
con grande effetto scenografico. |
La città passò poi sotto la dominazione spagnola e
le ampie libertà municipali di cui godette non furono gradite agli
spagnoli che le considerarono una minaccia per la stessa corona e,
quindi, tentarono di sopprimerle. Questo provocò una sommossa popolare
contro di essi e nel 1674 il Senato messinese decise di ribellarsi al viceré Bajona chiedendo aiuto alla Francia; i messinesi, aiutati dal re
Luigi XIV, che inviò una flotta sotto il comando di Duquesne ammiraglio
francese, resistettero per quattro anni ma dovettero capitolare nel 1678
anche perché, il Re Sole, pago ormai delle vittorie nel Nord Europa e
la conseguente pace di Nimega con la Spagna, abbandonò Messina al suo
destino. La vendetta spagnola sarà inesorabile; di una violenza inaudita
le feroci repressioni che il vicerè Benavides ordina e molti nomi
illustri (tra questi Filippo Juvara) sono costretti ad abbandonare la
città per l’esilio. Sarà
attuata la soppressione a tappeto di tutti i privilegi di cui Messina
godeva a cominciare dal Porto franco, viene chiusa l’Università e la
Zecca ed abbattuto il Palazzo Senatoriale. Tutte le fortificazioni
saranno ampliate con il concorso del tedesco Nuremberg (1679-81), sarà
costruita la "cittadella" sulle rovine di magnifici palazzi e
monumenti bellissimi che furono il vanto e lo splendore della città.

Privata della sua autonomia politica e amministrativa
Messina per molti anni vide scemare la sua importanza, poi lentamente si
riprese, ma fu colpita da varie calamità che ne minarono seriamente la
stessa sopravvivenza: nel 1743 la peste bubbonica uccise oltre 40.000
persone, nel 1783 un terremoto (1200 vittime) la danneggiò gravemente
(fu distrutta quasi per intero la bellissima Palazzata). Ma ancora una
volta l’inesauribile forza di volontà dei messinesi compie il
miracolo di una graduale ripresa riparando e ricostruendo monumenti e
opere architettoniche.


Anche la Palazzata viene ricostruita, a partire
dal 1809, su modello neoclassico,
dall'architetto Giacomo Minutoli che
la progettò.
Messina fu duramente oppressa dal governo dei Borboni
che ne fecero un centro militare; partecipò attivamente ai moti
insurrezionali del 1820 e del 1847-48. Nel settembre del 1848 la città fu occupata dalle
truppe borboniche al comando del Filangieri dopo un pesante
bombardamento che era stato ordinato da re Ferdinando II. Tra i patrioti messinesi che
maggiormente si distinsero per la libertà della Patria vi fu
Giuseppe
La Farina uomo politico e storico italiano che partecipò al moto
insurrezionale antiborbonico del 1837. Dopo lo scoppio della rivoluzione del 12 gennaio 1848
Giuseppe La Farina fu eletto deputato alla Camera, andò in missione
diplomatica al campo di Carlo Alberto a Valeggio sul Mincio, fu ministro
dell’istruzione e dei lavori pubblici, poi ministro della guerra e
della marina e del Governo Siciliano. Esule, dopo la repressione della
rivoluzione siciliana, a Marsiglia ed a Parigi, lavorò alla storia d’Italia
dal 1815 al 1850.

Il Duomo in una stampa
dell''800
Città
di Messina conferimento in data
22 maggio 1898 della Medaglia alle Città
Benemerite del Risorgimento Nazionale con la seguente motivazione: "Per commemorare le azioni
eroiche della cittadinanza nei gloriosi fatti del 1848 che iniziarono il
risorgimento nazionale e la conquista dell'Unità. Messina partecipò a
tutti i moti rivoluzionari siciliani, da quelli del '20-'21 a quelli del
22 marzo 1821 e 1 settembre 1847. Nel 1848, unitasi a Palermo
nell'azione rivoluzionaria antiborbonica, la città fu terribilmente
bombardata per otto mesi facendo meritare a Ferdinando II l'appellativo
di Re Bomba".
Nel 1860 Giuseppe La Farina
appoggiò la spedizione di Garibaldi nel Mezzogiorno recandosi poi in
Sicilia con l’incarico da parte del Cavour di cercare di spingere la
Sicilia all’annessione al Piemonte. Nel luglio 1860 la città fu liberata
dalle forze garibaldine
guidate dal generale Giacomo Medici ad esclusione della Cittadella che
resistette fino al marzo 1861.
I piemontesi si rivelarono ben presto peggiori dei
predecessori, l’erario molto esoso rimpinguava le casse sabaude
impoverendo una popolazione allo stremo delle forze, ogni tentativo di
protesta veniva soffocato barbaramente, divenne insostenibile anche
poter sopravvivere, la povertà e la miseria ormai attanagliavano la
Sicilia e l’emigrazione era divenuta ormai l’unica ancora di
salvezza per condizioni di vita più decorose, consone ad un popolo che
per millenni aveva conosciuto e fatto sue le civiltà più progredite.

Dopo essere stata gravemente danneggiata da un altro
terremoto nel 1894, fu completamente rasa al suolo da quello più
terribile del 1908 con un contemporaneo maremoto dalla violenza
distruttiva; si contarono oltre 70.000 morti.
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Fu una delle peggiori
sciagure della storia e costò,
per quei tempi, più vite umane di una
guerra.
I primi a venire in
soccorso dopo il disastro furono gli equipaggi della Flotta
della marina imperiale russa che si trovavano in
esercitazione al largo di Augusta e con le navi Makaroff, Guilak. Korietz, Bogatir, Slava
e Cesaretivc, al comando dell'ammiraglio Ponomarev, portarono aiuto ai
messinesi, salvando molti sotto le macerie ancora vivi, recuperando
in mare moltissimi morti. Lo zar partecipò con un aiuto di 50.000
franchi, in Russia si istituì un comitato di aiuto chiamato
Pietroburgo-Messina. Nell'occasione, lo scrittore russo Maxim Gorkij
scrisse un libro e tutti gli utili derivanti dalla vendita furono dati a
Messina per la ricostruzione. Questo fu un segno tangibile di amicizia
fraterna ed eterna tra il popolo russo e quello messinese che,
riconoscente, pose sulla facciata del Comune di Messina una lastra marmorea in
ricordo perenne degli aiuti ricevuti.
Il terremoto ebbe conseguenze anche sul piano
politico e sociale: lo Stato italiano, messo alla prova, rivelò tutte le sue
debolezze. |
L’opinione pubblica dovette accorgersi che esisteva un
problema del Mezzogiorno che, dopo l’Unità, anziché risolversi si
acuiva per le forti differenze di sviluppo economico tra nord e sud.
Il terremoto
provocò ripercussioni d'ogni genere: con
l’affannarsi al soccorso, nell’angoscia del momento, si aprì un
dibattito politico, prolungatosi poi nel tempo, che investì le
istituzioni, diede concretezza per la prima volta alla "Questione
Meridionale", mise in causa l’efficienza dello Stato, fece
incontrare e scontrare su un terreno di realtà drammatica le due italie,
quella del Sud e quella del Nord e quella della Destra e della Sinistra.

La sciagura fu la prima grande prova dello Stato
Italiano nato dal Risorgimento.
Alla
Città di Messina viene conferita la
Medaglia d'Oro al valor civile in
data 3 ottobre 1959 con la seguente motivazione: "Nobile e antica
città della Sicilia duramente provata da calamità naturali e da eventi
bellici, con impavida tenacia e sublime abnegazione da parte di tutta la
sua popolazione, due volte risorgeva dalle macerie, mantenendo fiero ed
intatto il suo amore di Patria".
La
città peloritana, ricostruita sullo stesso posto con grande spirito di
sacrificio e abnegazione del popolo messinese,
subì gravi danni nel
corso della seconda guerra mondiale in seguito ai pesantissimi
bombardamenti aerei e terrestri ad opera degli americani.
Ancora una volta Messina si è distinta per la difesa
della libertà partecipando attivamente alla cacciata dei
tedeschi dal territorio nazionale con il contributo delle forze partigiane messinesi.
Alla Città di Messina il
conferimento della Medaglia d'Oro al valore
militare in data 31 gennaio 1978 con la seguente motivazione:
"Già duramente provata dall'immane disastro tellurico del 1908, è
stata, durante la guerra 1940-43, dapprima obiettivo d'incessanti
bombardamenti aerei, poscia, nel periodo dell'invasione dell'Isola,
campo d'aspra e lunga lotta che la martoriò e la distrusse. La sua
popolazione, affamata, stremata, dolorante, sopportò stoicamente la
più dura tragedia ben meritando dalla Patria".
Le truppe alleate entrarono a Messina il 17 agosto
1943, la Sicilia era stata liberata, l’Italia ancora rimaneva sotto la
barbarie fascista e nazista, ancora giorni sanguinosi e di lutti
dovevano venire. Il 1946 vede un nuovo Stato Repubblicano nato dalle
macerie di una guerra che nel Paese lascia segni profondi difficili da
cancellare e sanare.
Messina è certamente una delle città italiane
maggiormente colpita, la ripresa seppure lenta, è costante. Durante la
Conferenza di Messina del giugno 1955 i ministri della CECA proposero l’istituzione
di un Mercato Comune Europeo e la regolamentazione delle risorse
energetiche nell’area europea. Fu il primo passo verso l’Europa
Unita; i Paesi europei infatti cominciavano a risentire dello strapotere
politico-economico delle due superpotenze USA e URSS, con la Conferenza
di Messina furono gettate le basi verso quella cooperazione politica ed
economica che doveva portare al Parlamento Europeo. Oggi l’Unione
Europea è una realtà ormai consolidata e il 1999 l'anno che vede la
moneta unica (l’EURO) per i Paesi dell’Unione.
Il 16 gennaio 1975 una forte scossa tellurica,
seguite da altre di assestamento, fa
tremare la mia città, i sismografi calcolano l’intensità
intorno all’8° grado della scala Mercalli, fortunatamente, anche
grazie a sistemi di costruzioni antisismiche, la città resiste e solo
lievi danni si calcolano alle cose.
Messina rinasce
splendida, con le sue strade larghe e
rettilinee e le ampie piazze e i suoi giardini e i suoi monumenti
restaurati con le sue chiese antiche a testimoniarne la grandezza e i
suoi nuovi palazzi realizzati da architetti di grande fama. Andiamo ad
elencare le opere più importanti di questo periodo:
Il Palazzo di
Giustizia, in stile neoclassico dalle
forme doriche, dell’architetto Marcello Piacentini con sul fastigio
una quadriglia in bronzo e alluminio dell’architetto Ercole Drei,
sopra il portale del vestibolo la statua bronzea della
"Giustizia" di Arturo Dazzi.
Il Palazzo dell’Università degli
Studi,
neoclassico arricchito da decorazioni di stile liberty, viene realizzato
su progetto dell’architetto Botto, nel dopoguerra viene ingrandito con
le aggiunte operate dall’architetto Francesco Basile.
Il Palazzo della
Prefettura, di gusto post-floreale
con elementi rinascimentali viene costruito nel 1920 su progetto dell’architetto
G. Bazzani che è progettista anche della Chiesa di Santa Caterina
Valverde.
Il Palazzo
Municipale, realizzato nel 1924 su disegno
dell’architetto Antonio Zanca, il busto bronzeo di Antonello da
Messina che domina la grande scala del vestibolo è opera di Antonio
Bonfiglio che insieme al Sutera eseguì le sculture del fastigio.
In Piazza Municipio è posto il
Monumento ai Caduti
della Grande Guerra con l’arengario di G. Nicolini.
Nel 1914 viene costruito il
Palazzo della Provincia
dell’architetto Alessandro Giunta sull’area dell’antica chiesa di
Sant’Agostino della quale rimangono nell’atrio modesti avanzi.
La
Chiesa di San Giuliano
in stile moresco costruita
nel 1927 dal Sac. Ing. Carmelo Umberto Angiolini autore pure della
chiesa di San Pietro e Paolo della chiesa di San Luca di gusto romanico
e della chiesa di S. Francesco di Paola.
Distrutta dal terremoto del 1908, viene costruita
nello stesso posto la
Chiesa Annunziata dei
Teatini, progettata dall’ing. Francesco
Barbaro in stile neoclassico.
Il Santuario di Cristo Re
dalla sobria linea barocca,
voluto dall’Arcivescovo Paino, costruito nel 1937, sorge sull’area
dell’antico castello di Roccaguelfonia del quale rimane ancora la
Torre ottagonale che nel 1284 fu la prigione di Carlo II d’Angiò
detto lo Zoppo e sul cui terrazzo poggia una campana che è tra le più
grandi d’Italia.
E’ stato costruito, sull’area dell’antica
costruzione del 1295, il Santuario della Madonna di Montalto.
Vengono costruiti, inoltre, il
Palazzo delle Poste di
V. Mariani, il Palazzo della Dogana
di G. Lo Cascio, la
Chiesa dello
Spirito Santo ricostruita sulla planimetria del sec. XIII, la Banca d’Italia
di Cobolli Gigli, la Banca Commerciale Italiana di P. Interdonato, il
Palazzo della Camera di Commercio di Camillo Puglisi Allegra che
costruì anche la
Galleria Vittorio Emanuele III, con volta in ferro e
vetro, l’Intendenza di Finanza di M. Cannizzaro, il Palazzo della
Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele di Basile e Mallandrino, il
Palazzo
Arcivescovile di Fleres, la
Chiesa del Carmine di Cesare Bazzani, il
Santuario di Maria SS. di Pompei
di Filippo Rovigo, la Chiesa di S.
Antonio di Padova di Letterio Savoia, la Capitaneria di Porto, il
Palazzo dell’INA, quello dell’INPS, il
Palazzo del Banco di Sicilia
di V. Vinci, il Palazzo della Libertà di Viola e Samonà, nel 1939 la
Stazione Ferroviaria opera dell’architetto Mazzoni.
Dopo pochi decenni, ancora una volta, Messina deve
subire durante la guerra una offesa gravissima al suo patrimonio
artistico e monumentale perché martellata furiosamente ed
incessantemente dai bombardamenti degli statunitensi ed è pressoché rasa al suolo.
La medaglia d’oro al valore militare conferitaLe
dal Capo dello Stato orna il Suo gonfalone ma non lenisce le profonde
ferite. Messina, città eroica.
E’ vero! Se non lo fosse stata…lo splendore dei suoi monumenti
sarebbe salvo e l’oblio non l’avrebbe cancellata per sempre
dalle citta che oggi si definiscono "d’arte" (?).
Uno sfascio ambientale dell'area
dello Stretto si ricollega alla costruzione del Ponte, la mia
citta' sarà ancora una volta devastata dalla megalomania di
un nugolo di politici corrotti, incompetenti ed irresponsabili
(pensassero piuttosto a impegnare i soldi nelle infrastrutture
di cui Messina e la Sicilia intera ne ha forte necessità).
Nel 2010 (a gennaio
dovevano iniziare i lavori) si ripropone incessantemente la
costruzione di questo malefico Ponte sullo Stretto che il
governo berlusca & Co. vorrebbero realizzare per rendere i
siciliani (finalmente) italiani al 100% (dichiarazione berlusca);
la crisi economica forse non farà realizzare il progetto, come
dire... non tutti i mali vengono per nuocere!
Messina ripete le gesta di quelle città che più
volte distrutte, risorsero come dalle loro stesse ceneri. E’ vero,
poco rimane nei monumenti della sua civiltà antica, e di Grecia
e di Roma; ma le colonne d’un tempio di Nettuno, che hanno resistito
alle catastrofi, reggono ancora la volta nuova della Cattedrale
Cristiana, ma il suo Porto accomuna i relitti delle navi colate a picco
durante l’ultima guerra con quelli delle navi cartaginesi e greche e
romane e crociate e con quelle di Ruyter e dell’infelice Murat; ma
Antonello e Caravaggio sorridono mesti dalle loro tele sacre.
CITTA’ MITICA NELLE SUE ORIGINI CON I SUOI MOSTRI
PAUROSI SCILLA E CARIDDI, CITTA’ CRISTIANA CON LA SUA MADONNA, CITTA’
PIU’ VOLTE DISTRUTTA E SEMPRE RICOSTRUITA, ESSA HA COME SIMBOLO IL
LEONE CHE RUGGE E QUEI RUGGITI SIMBOLEGGIANO LA VITALITA’ DI QUESTA
RAZZA MERAVIGLIOSA.

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